Chiropratica

Fascite plantare. Come la chiropratica vi può aiutare a riprendere la corsetta mattutina!

By 19 Ottobre 2018 No Comments

”Dottore ho un’altro problema e voglio che Lei mi aiuti come ha fatto con la mia schiena”. Questa è una frase che sento sempre più spesso durante una visita di controllo e posso dire che un bel 20% si riferisce ad un dolore ai piedi o le caviglie o tutti due. Se la prima cosa che uno prova appena sveglio è un dolore, è difficile riuscire a pensare in un modo positivo e costruttivo. Per chi soffre di fascite plantare questa è la situazione che deve affrontare ogni giorno.

Infatti il dolore mattutino al tallone ,che a volte è accompagnato da bruciore alla pianta del piede, è il primo sintomo caratteristico di questa patologia. Di solito il dolore si attenua dopo un po di minuti che uno cammina stringendo i denti per poi ricomparire dopo essere stati fermi per un po di tempo come succede quando si lavora da seduti o quando si sta fermi in piedi.

Cos’è la fascite plantare e chi ne soffre?

Si tratta di un’infiammazione dell’aponeurosi plantare, una sorta di fascia fibrosa che ha origine nel tallone, corre lungo la pianta del piede e arriva fino alle dita. Il dolore proviene dal processo infiammatorio, ma il problema non è tanto l’infiammazione in sé, quanto la degenerazione dei tessuti che supportano la pianta del piede.

Uno studio epidemiologico di Bartold et al. (2004) rivela che il 10% dei podisti o delle persone che corrono 3 volte alla settimana soffre di fascite plantare almeno una volta nella vita; ma lo stesso numero indica anche la percentuale di persone colpite da fascite plantare nella popolazione che non corre. Questo studio conferma quello che abbiamo notato nelle nostre cliniche,  una ‘tendenza’ – un trend come si dice negli articoli scientifici, in crescita anche nelle persone che non fanno attività fisica. In altre parole, una persona non deve essere per forza un’ atleta di alto livello per soffrire di questo disturbo.

Come abbiamo accennato, la fascite colpisce spesso chi fa molta attività sportiva, soprattutto i podisti. Questo perché l’aponeurosi, quando sottoposta a continua sollecitazione, subisce una serie di microtraumi e lievi lesioni che se non vengono gestisti e curati nella maniera corretta portano a una degenerazione ed a un malfunzionamento della zona interessata. Da qui parte l’infiammazione che pero dobbiamo sottolineare che non è la causa del problema ma il risultato della causa.

Cause e fattori predisponenti

I nuovi approcci, quelli moderni, hanno come obbiettivo quello di valutare non solo la parte dolente del piede ma sopratutto di valutare anche lo stato di salute delle altre strutture funzionali che aiutano alla deambulazione ; esse spesso tendono a funzionare male per una serie di fattori che abbiamo elencato successivamente. Nello specifico si presta attenzione, per esempio, ai tendini dei muscoli flessore breve delle dita e abduttore dell’alluce, oppure dei muscoli come il tricipite surale (polpaccio) che spesso potrebbero ritrovarsi a lavorare più del normale, creando uno squilibrio topico al piede, ma anche al bacino, che soffre per la deambulazione sbagliata.

Inoltre, dal punto di vista del Triangolo della Salute (il principio su cui si basano gli approcci moderni), il fattore biochimico è molto importante in questa patologia: la carenza di alcune vitamine o di minerali, infatti, può incidere sulla funzionalità dei muscoli.

Altri fattori che favoriscono lo sviluppo del disturbo:

  • Sublussazioni o blocchi osteo-articolari delle ossa del piede che ne alterano la biomeccanica, formando zone di sovraccarico sulla pianta del piede;
  • L’allineamento del bacino e la sua corretta funzionalità e importante per avere il carico equilibrato sui nostri 2 piedi. In più e importante per la funzione corretta dei muscoli del piede che ricevono le direttive dal cervello tramite gli ultimi nervi  che escono della colonna lombare.
  • Lo stato emotivo. Quando un tipo di dolore persiste o diventa recidivo, superare il timore che l’attività fisica farà peggiorare la condizione può essere un ostacolo importante che può anche ritardare i tempi di recupero.
  • Scarpe non adeguate o logore : Spesso non stabilizzano bene la parte interna del piede, oppure si tratta di scarpe con la punta troppo inarcata verso l’alto, una ‘postura’ malsana per il piedi perché mette le strutture plantari in difficoltà. Spesso si scelgono scarpe scomode e rigide che ci costringono a camminare come i pinguini. 
  • Piede piatto o cavo. Nello specifico, è l’avere un solo piede piatto il problema, perché ciò causa anche uno squilibrio nel bacino, che va fuori asse;
  • Esagerare con le distanze nella corsa. Bisogna capire che spesso non diamo abbastanza tempo al nostro corpo per recuperare dallo stress strutturale quotidiano durante il lavoro e lo sport.
  • Trascorrere troppo tempo in piedi senza muoversi, come può capitare a chi fa la guardia, il gelataio, un operaio per sino un insegnante etc;
  • Rigidità della muscolatura del polpaccio;
  • Alimentazione che favorisce lo sviluppo di infiammazione c
  • ronica in tutto il corpo o che non integra minerali e vitamine essenziali per la corretta funzionalità dei muscoli del piede.
  • Sovrappeso, solo se in combinazione con altri fattori di questa lista.

Sono tutti fattori che portano ad una scorretta meccanica deambulatoria che a sua volta crea problemi sia al piede che altrove.

È bene evidenziare che se l’approccio è rivolto solo alla cura dell’infiammazione e non alla risoluzione di alcuni dei co-fattori descritti sopra, allora si rischia di entrare in un ciclo ripetitivo con ricadute frequenti dovute proprio a cure focalizzati solo sui sintomi ma non sulla causa del problema.

Ricapitolando per un chiropratico la fascite plantare non è solo un’infiammazione della pianta del piede, ma è soprattutto il risultato di qualcosa che non funziona bene da tempo, sia a livello del piede che a livello globale del corpo. (Triangolo della Salute).

La chiropratica riesce a risolvere le fascite plantare, attraverso un approccio olistico, molto diverso rispetto a trattamenti che puntano solo all’eliminazione del sintomo. Con gli aggiustamenti chiropratici si riesce a ripristinare la corretta meccanica articolare e dunque ridurre la tensione della fascia plantare e quindi anche il dolore.

Qualche consiglio ‘FAI DA TE’ contro la fascite plantare

  1. Per guarire più in fretta si consiglia di evitare l’uso di calzature con la punta inarcata verso l’alto per almeno 6 settimane.
  2. Inoltre si può utilizzare una pallina da tennis sotto la pianta del piede e farla scorrere dal tallone alle dita, facendo pressione a terra. Se si avverte dolore, vuol dire che l’esercizio è corretto.Metodo Sanrocco
  3. Un’altro esercizio utile che aiuta rinforzare i muscoli della pianta del piede e quello in qui si cerca di separare l’alluce dal resto delle dita del piede spingendolo verso terra. Quando questo movimento diventerà facile si può cercare di separare tutte le dita dei piedi uno dal’altro.Metodo Sanrocco

 

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